Per ostacolare le fake news, la menzogna,l'ignoranza, non cadere nella trappola dell'inganno bisogna scrivere la verità superando però almeno cinque difficoltà

Vignetta satirica di fine 800 sulle fake news
Vignetta satirica di fine 800 sulle fake news

 

"Chi ai nostri giorni voglia combattere la menzogna e l'ignoranza e scrivere la verità, deve superare almeno cinque difficoltà. 

Deve avere il coraggio di scrivere la verità, benché essa venga ovunque soffocata; 

  1. l'accortezza di riconoscerla, benché venga ovunque travisata, 
  2. l'arte di renderla maneggevole come un'arma; 
  3. l'avvedutezza di saper scegliere coloro nelle cui mani essa diventa efficace; 
  4. l'astuzia di divulgarla fra questi ultimi.
  5. Tali difficoltà sono grandi per coloro che scrivono sotto il fascismo, ma esistono anche per coloro che sono stati cacciati o sono fuggiti, anzi addirittura per coloro che scrivono nei paesi della libertà borghese." 

 

Bertold Brecht  1935 - Cinque difficoltà per chi scrive la verità-

 

Questo scritto è oggi più che mai attuale, in un'epoca in cui i social media permettono a chiunque di sentirsi qualcuno scrivendo menzogne che vanno a supportare e consolidare le paure e il senso di insicurezza delle persone,  ottenendo molti "like" . 

Certe testate giornalistiche dovrebbero essere più accorte ed etiche. La ricerca dello scoop per ottenere più visibilità e dunque più consumi di notizie a portato  anche in questo settore la perdita del rispetto del codice deontologico di alcuni "giornalisti".

 



Consiglio comunale Locarno

Locarno, 19 aprile 2018

Mozione del 19 aprile 2018: il comune di Locarno applica l’art. 12 della Convenzione sui diritti dei fanciulli

Per educare un bambino ci vuole un intero villaggio

questo proverbio africano mette in evidenza quanto sia importante che non solo la famiglia e la scuola si prendano cura dei bambini e dei ragazzi, ma che lo faccia in una sorta di alleanza, l’intera comunità, poiché è importante sentirsi parte integrante di un insieme.

La convenzione sui diritti dei fanciulli, del 20 novembre 1989, è stata ratificata dalla Svizzera nel 1997, più di 20 anni fa. La responsabilità di applicare questi diritti è dei cantoni o dei comuni.

I diritti dei bambini, ovvero tutti i minorenni, si riassumono in tre temi importanti, le cosiddette “3P”

  • Protezione
  • Promozione
  • Partecipazione

Se per i primi due, i compiti di cantoni e comuni sono assolti, per la “partecipazione” (art.12 della convenzione) la strada è ancora lunga. L’art. 12 sancisce il diritto dei bambini/minorenni di essere consultati ogni volta che si prendono decisioni che li riguardano, e ciò chiama in causa anche il nostro Comune. Si creano, si costruiscono e si rifanno parchi giochi, spazi all’aperto, strade, scuole, luoghi che giornalmente frequentano e sono frequentati da bambini e ragazzi, eppure non si chiede loro o ad una loro rappresentanza cosa ne pensano, come si sentono, cosa farebbero loro se potessero decidere, e in seguito tenerne conto.

Ascoltare in modo attivo i bambini e i ragazzi, valorizzare i loro interessi e soddisfare i loro bisogni, è un modo per renderli partecipi e protagonisti del loro futuro e di quello del loro “villaggio-comunità” di appartenenza, nel nostro caso il comune di Locarno.

 

Lasciarli parlare, ascoltarli, dar loro la possibilità di esprimere le proprie idee in merito a ciò che li riguarda, e tenerne ragionevolmente conto, li renderà degli adulti interessati e attaccati al proprio territorio. Si sentiranno parte della comunità, responsabili di quella che così facendo diventerà davvero la “loro” città.  Questo è un modo per iniziare ad imparare la civica.

Senza dimenticare che, attraverso i bambini e i ragazzi arriverà anche il coinvolgimento delle famiglie e di quegli adulti distaccati o meglio disinteressati dalla cosa pubblica.

Tutto ciò servirà alla città per trasformarsi in un ambiente accogliente e disponibile nei confronti dei bambini e dei giovanissimi. Un altro motivo non meno importante, è quello che considera la partecipazione dei bambini come una condizione necessaria ad una progettazione più̀ democratica.

Se Locarno desidera essere la città di tutti, ha bisogno del contributo concreto anche dei bambini e dei ragazzi.

Invitiamo il Municipio a realizzare nel nostro comune la partecipazione attiva dei bambini e giovani come contemplato dell’art. 12 della Convenzione sui diritti dei fanciulli, soprattutto ora che Locarno è candidata alla distinzione “Comune amico dei bambini” e diventerebbe così il primo comune Ticinese ad ottenere il label.

Per questo motivo proponiamo al Consiglio Comunale :

  1.       di accogliere la mozione;
  2.       il regolamento comunale viene modificato per l’introduzione di un articolo che riprenda quanto richiesto, ovvero l’applicazione dell’art. 12 della Convenzione sui diritti dell’infanzia.

 


il mio intervento a favore della naturalizzazione di due cittadini

Seduta del 19 giugno  2017

 

Alcuni di voi sapranno che sono stata membro della Commissione della Legislazione per 4 anni, ciò mi ha permesso di acquisire un po’ di esperienza al riguardo.

Persone che vivono qui, nel nostro cantone da ben 36 anni, non sono integrate? Giunti giovanissimi nel nostro paese, lui 21 enne e lei 20 enne, impiegati nella ristorazione e perciò quotidianamente a contatto con la gente del posto e anche con turisti da ogni dove, non sono riusciti a integrarsi?  Ma come è possibile? E’ stato detto che un’integrazione riuscita si desume dal rispetto della sicurezza e dell’ordine pubblico, dal rispetto dei valori della Costituzione federale, dalla facoltà di esprimersi in una lingua nazionale nella vita quotidiana, dalla partecipazione alla vita economica, e tutto ciò i coniugi in questione lo hanno realizzato con successo. 

Una delle chiavi principali per l’integrazione professionale e sociale da parte degli stranieri è l’apprendimento della lingua. L’ufficio della SEM scrive a proposito di “Integrazione”:

“È particolarmente importante che gli stranieri apprendano una lingua nazionale il più rapidamente possibile dopo il loro arrivo in Svizzera. Oltre a facilitare la convivenza e la comprensione reciproca nella vita quotidiana, il fatto di riuscire ad esprimersi correttamente costituisce un presupposto rilevante per poter accedere al mercato del lavoro.”  

Come già detto, i signori parlano molto bene l’italiano, anzi il marito parla pure il dialetto.

La lingua è importante non solo per accedere al mercato del lavoro. Quando si impara una lingua si apprende anche una cultura, la cultura del luogo in cui si parla quella data lingua. Come scriveva il filosofo Merleau-Ponty, ”Parlare una lingua è portare il peso di una cultura ». L’apprendimento della lingua non è semplice percezione, memorizzazione o riproduzione. Acquisire una lingua, ad esempio per il bambino, è uno degli aspetti per diventare membro della società a cui appartiene. Le rappresentazioni culturali, morali, religiose di una società sono trasmesse dalla lingua.

L’apprendimento di una Lingua Seconda (LS) richiede che chi impara, assimili i simboli di una comunità linguistica culturalmente diversa.

Volere e desiderare apprendere la lingua del posto significa che la persona sente la necessità di integrarsi socialmente. A volte per l’adulto straniero sussiste la paura di perdere la propria identità e ciò può essere un freno all’apprendimento della LS.

Ma in questo caso ciò non si è verificato. E non si confonda identità con integrazione.

L’identità è il nostro sentimento di appartenenza, è dovuta alla storia personale e all’educazione ricevuta; è la lingua, le tradizioni, i gusti personali, e via dicendo. L’identità si acquisisce crescendo, non è un qualcosa che si eredita alla nascita e si mantiene stabile per tutta la vita, l’identità si evolve, si trasforma e si arricchisce nel corso del tempo e delle esperienze.

Personalmente quando vado ad esempio in Italia mi sento Svizzera al 100% , mentre quando vado a Zurigo mi sento solo in parte svizzera, mi sento Ticinese, mi differenzio, questo è il mio sentimento identitario.

Probabilmente chi ha vissuto la maggior parte della propria vita in un paese diverso da quello di origine, vive in bilico tra due identità. L’immigrato, vive sospeso tra più “culture”, e può sentirsi spaesato, non è mai né di qua né di là. Per questo sorge il desiderio di sentirsi un giorno a casa. Sentirsi a casa dove si ha trascorso la maggior parte della propria vita.

Non stigmatizziamo però il fatto che le persone frequentino i loro connazionali, fa parte del sentimento di identità.

Il rapporto della maggioranza si sofferma sul fatto che i coniugi hanno lasciato di due figli alla nonna materna da crescere, in tempi e periodi diversi. Non conosco i dettagli, e non mi permetto di giudicare perché dei genitori abbiano deciso di lavorare sodo per assicurare un futuro migliore ai loro figli. Quando Tito è morto nel 1980 la situazione socio-economica del paese ha spinto numerose persone ad emigrare. Nel 1991 scoppia la guerra nella ex Jugoslavia e la situazione peggiora. All’epoca in Svizzera vigeva prevalentemente lo statuto di stagionale, che vietava il ricongiungimento familiare. Tale permesso è stato abolito solo nel 2002 con l’Accordo sulla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l’UE. I bambini nati da coppie con permesso stagionale dovevano lasciare il paese. Qui in Svizzera le persone, le mamme e i papà potevano restare solo se lavoravano mentre i figli erano illegali. C’è chi ha trovato alloggio per il loro bambino in un orfanotrofio e chi li ha nascosti in casa. Ci sono stati bambini che hanno vissuto chiusi in piccoli appartamenti durante 7 anni, senza scolarizzazione, a causa di questa legge che era contraria alla Carta dei diritti umani. La maggioranza dei genitori stranieri hanno lasciato il compito di crescere i loro figli ai nonni, nel paese di origine: italiani, portoghesi, spagnoli che rivedevano i loro bambini durante pochi mesi all’anno.

Queste persone, che dopo 36 anni di ininterrotto lavoro chiedono di potersi sentire a casa qua dove intendono continuare a vivere, dove hanno creato relazioni affettive e dove il figlio minore ha deciso di tornare e risiedere, meritano la cittadinanza svizzera senza esitazione alcuna. Vi chiedo pertanto di sostenere il rapporto di minoranza.

 



Locarno, 24 febbraio 2014

La richiesta alla città di  bacheche e/o pannelli per affissioni libere nei quartieri della città, riservati ad associazioni, gruppi o istituzioni senza scopo di lucro

“Se crediamo ancora nella democrazia, questi pannelli o bacheche saranno il mezzo migliore per testare il suo stato di salute nella nostra città”

A Locarno, come del resto in tutto il cantone, mancano spazi di affissione per pubblicizzare eventi organizzati da associazioni, gruppi o istituzioni che hanno degli scopi ideali. Diventa sempre più difficile e complicato trovare una superficie gratuita per divulgare e informare i cittadini sulle attività associative, e ci si ritrova a dover elemosinare spazi su porte, vetrine o colonne di negozi privati che spesso sono già colme.

Ci si deve affidare alla benevolenza dei commercianti e dei ristoratori che permettono la visibilità dell’operato delle associazioni e

di gruppi di pubblica utilità, poiché purtroppo non esiste, che si sappia, uno spazio di affissione libera sul territorio comunale.

In molte città svizzere esistono pannelli e/o bacheche per l’affissione libera ad associazioni chi si prefiggono degli scopi ideali e/o di pubblica utilità. Si tratta di un elemento importante per la libertà di espressione, che permette di non dover ricorrere all’affissione illegale e mette un po’ di ordine in quella selvaggia.

Le città di Losanna e Ginevra hanno regolamentato le loro bacheche libere e Losanna ha addirittura redatto una Carta dell’affissione : “Charte de l’affichage libre a but ideal” . La pubblicità commerciale è severamente proibita su queste bacheche e chi non

osserva il regolamento viene sanzionato .

Proposta

Affinché il Municipio rafforzi l’informazione ai suoi cittadini in tutti i quartieri, anche quelli discosti, affinché valorizzi gli eventi e le attività dei gruppi e delle associazioni senza scopo di lucro, attivi in vari ambiti, culturali, sportivi, associazioni di quartiere, ecc., così da

favorirne la messa in rete e il legame sociale, saranno poste almeno due bacheche/pannelli ad affissione libera e gratuita in ogni quartiere cittadino, in luoghi particolarmente frequentati.