Locarno Lista dei Verdi con 4 donne e 3 uomini : elezioni comunali 2021


Teleticino: 5 minuti per rispondere su Locarno - 10 marzo 2021


L o c a r n o

 

Angelo Nessi a fine ‘800 in una sua poesia scriveva di Locarno,

 

“Locarno è il mio paese lo sapete,

Paese dei più belli e fortunati.

Ha un sindaco, un usciere, un arciprete,

Non so quanti ingegneri ed avvocati; 

 

Sei chiese, due conventi (con segrete),

Stabilimenti pubblici e privati;

Molti eroi dello schioppo e della rete,

Molti ricchi e moltissimi spiantati.

 

Vanta due monumenti e un ospitale

Con tre suore ed un medico primario;

Un prefetto, e la musica ufficiale;

 

Tre farmacisti ed un veterinario

Ed un accenditore municipale,

Le sere non segnate dal lunario."

 

 

 

Abbiamo sempre un sindaco e un arciprete, due agenti di quartiere, mentre di ingegneri e di avvocati ce sono sempre molti. Ora la città è molto più abitata, sono sorti quartieri nuovi e la campagna tra Città Vecchia e Solduno è sparita, sopraffatta dagli edifici che al verde hanno lasciato poco o nulla.  Fino a pochi decenni fa c’erano ancora spazi in cui bambini e ragazzi potevano incontrarsi e giocare liberamente assieme in strada, piazze o spazi verdi. Il cemento e il catrame hanno preso il sopravvento e le auto hanno colonizzato le strade, rendendole pericolose, inquinate invase dal traffico e inadatte al gioco spontaneo dei ragazzini. I quartieri si sono riempiti di edifici e i tecnici cittadini non hanno tenuto conto delle esigenze di crescita dei bambini e dei giovani adolescenti, relegandoli in casa.


Candidata al Municipio di Locarno per i Verdi di Locarno Lista 3, candidata 5

Spazi verdi e liberi per i nostri figli, anziani e cittadini

Articolo apparso il 15.03.2021 su Ticinonews

 

Fino a pochi decenni fa c’erano ancora spazi in cui bambini e ragazzi potevano incontrarsi e giocare liberamente, tutti assieme. Andavano in bici nelle corti, in strada o in piazza, si avventuravano negli spazi verdi, imparavano a crescere, a conoscere i propri limiti, a diventare autonomi. Il cemento e il catrame hanno preso il sopravvento e le auto hanno colonizzato le strade, rendendole pericolose, inquinate, invase dal traffico e inadatte al gioco spontaneo dei ragazzi.

 

I quartieri si sono riempiti di edifici e i tecnici cittadini non hanno tenuto conto delle esigenze di crescita dei bambini e degli adolescenti, relegandoli in casa. Ci sono quartieri che non dispongono di spazi pubblici non strutturati, dove i nostri giovani possano giocare liberamente. E così, bambini e adolescenti trascorrono molto tempo nelle “sicure” mura domestiche, davanti al televisore e i più grandi col cellulare, incollati ai videogiochi, indirizzati verso un modello di società consumistica, tipico degli adulti.

 

 

 

Si sa che per crescere sani bambini e ragazzi devono muoversi, fare esperienze, esplorare, avventurarsi in spazi esterni, sperimentandosi in sicurezza.

Con la pandemia ci siamo accorti di quanto sia importante la vita all’aria aperta, immersi nella natura. Diverse ricerche avevano già evidenziato negli anni passati come giocare nella natura sia molto importante per lo sviluppo creativo, emotivo, cognitivo dei bambini e dei giovani. Va da sé che se la qualità di vita dei bambini e dei ragazzi è peggiorata, lo è di riflesso anche quella degli adulti e degli anziani.

 

Per questo motivo in Norvegia, hanno ricreato nelle città ciò che si trova in natura per la costruzione di capanne, di casette, di giochi che si facevano una volta. I giardinieri lasciano nei parchi cittadini e nei boschetti, delle piccole cataste di legna e ramaglie così che i ragazzi ci possano giocare. Ci sono gli orti scolastici o pedagogici a fianco di quelli urbani dove si sensibilizza alla cura delle piante e allo stesso tempo i ragazzi riflettono su una alimentazione sana ed apprendono la pazienza di aspettare che quanto seminato germogli.

Ora più che mai bisogna attivarsi affinché ogni quartiere, ogni abitante disponga vicino a casa degli spazi non strutturati e se possibile verdi. Questo promuoverà la salute fisica e psicologica degli abitanti.

 

Se in certi quartieri sono scomparsi del tutto e il traffico ha invaso le strade, allora si potranno avviare delle attività, come ad esempio chiudere delle strade secondarie per alcune ore, regolarmente, e in determinati periodi.

< font-family: Ebrima;">Liberiamo le strade a bambini e ragazzi, ma anche ad anziani e ai cittadini, che ne riprenderanno possesso per giocare all’aperto, chiacchierare, relazionare. La strada diventerà per un paio di ore il luogo di incontro intergenerazionale, lo spazio giochi del quartiere. Il benessere dei cittadini aumenta quando i tecnici sanno conciliare l’edificazione con la natura.

 

Francesca Machado-Zorrilla

 


Si può chiamare ciclopista un tracciato dipinto sul catrame?

Locarno, città dell’energia già diversi anni fa aveva scaturito varie proposte per la mobilità lenta e la diminuzione del traffico, poi ecco che si progettano e si costruiscono parcheggi e autosilo sotterranei. Si sa che più che più posteggi equivale a più traffico.

E’ di questi giorni la notizia che nel 2020 in Svizzera si sono vendute più di mezzo milione di bici nuove! +38%. Che non è poco. La città dovrebbe cogliere questa occasione iniziare finalmente a pianificare e realizzare vie ciclabili sicure, separate dal traffico, che abbiano la capacità di accogliere l’aumento del ciclisti.

Con la pandemia sono cambiate alcune nostre abitudini, amiamo stare all’aria aperta e a contatto con la natura. Bisogna recuperare il tempo perso degli anni scorsi nella pianificazione urbana.

Sappiamo che anche il bikesharing ha goduto di un ottimo successo.  Vogliamo accogliere i turisti? Ci saranno quelli che porteranno le loro bici, perché anche la maniera di trascorrere le vacanze è cambiata. Cosa offriremo loro?

È impensabile che al giorno d’oggi ci siano ancora posteggi a Locarno, per metà sui marciapiedi e con di fianco una via ciclabile dipinta sul catrame. Tutto è ancora regolamentato a favore degli autoveicoli, mentre dovrebbe essere a favore di pedoni e di ciclisti, che sono i più fragili da proteggere.   

 

Si è privilegiato il traffico automobilistico piuttosto che la vivibilità e la salute dei cittadini. 

 

 

Ciclopista in via alle scuole a Locarno, posteggi per metà sul marciapiede che diventa così un luogo pericoloso per i pedoni, e pure la ciclopista per chi transita in bicicletta.

In città ci dovrebbero essere corsie apposite per i ciclisti, ben separate, dove non possono accedere gli automezzi, mentre gli autisti dovrebbero dare precedenza a chi va in bicicletta come succede con i pedoni, e invece non è così.

Sebbene siano stati chiesti, non si è voluto istallare degli stalli per bici coperti, sia per proteggere dal sole (selle troppo calde), che per la pioggia. Ora è stata inoltrata dai Verdi una mozione   affinché in alcuni punti sia posata la ricarica per bici elettriche.

 

Poter trasportare facilmente la bicicletta sui mezzi pubblici è impresa ardua e non sempre possibile. 

 

Sarebbe importante collaborare con i comuni limitrofi come si fa già con il bikesharing, ma per una sicura e comoda rete di via ciclabile. Per far ciò è necessaria la partecipazione non solo di chi rappresenta del amministrazioni comunali, ma le associazioni di categoria, quelle di quartiere, i rappresentanti del turismo.

17.03.2021

 


Locarno, 19 aprile 2018

Mozione del 19 aprile 2018: il comune di Locarno applica l’art. 12 della Convenzione sui diritti dei fanciulli

Per educare un bambino ci vuole un intero villaggio

Consiglio Comunale Locarno

questo proverbio africano mette in evidenza quanto sia importante che non solo la famiglia e la scuola si prendano cura dei bambini e dei ragazzi, ma che lo faccia in una sorta di alleanza, l’intera comunità, poiché è importante sentirsi parte integrante di un insieme.

La convenzione sui diritti dei fanciulli, del 20 novembre 1989, è stata ratificata dalla Svizzera nel 1997, più di 20 anni fa. La responsabilità di applicare questi diritti è dei cantoni o dei comuni.

I diritti dei bambini, ovvero tutti i minorenni, si riassumono in tre temi importanti, le cosiddette “3P”

  • Protezione
  • Promozione
  • Partecipazione

Se per i primi due, i compiti di cantoni e comuni sono assolti, per la “partecipazione” (art.12 della convenzione) la strada è ancora lunga. L’art. 12 sancisce il diritto dei bambini/minorenni di essere consultati ogni volta che si prendono decisioni che li riguardano, e ciò chiama in causa anche il nostro Comune. Si creano, si costruiscono e si rifanno parchi giochi, spazi all’aperto, strade, scuole, luoghi che giornalmente frequentano e sono frequentati da bambini e ragazzi, eppure non si chiede loro o ad una loro rappresentanza cosa ne pensano, come si sentono, cosa farebbero loro se potessero decidere, e in seguito tenerne conto.

Ascoltare in modo attivo i bambini e i ragazzi, valorizzare i loro interessi e soddisfare i loro bisogni, è un modo per renderli partecipi e protagonisti del loro futuro e di quello del loro “villaggio-comunità” di appartenenza, nel nostro caso il comune di Locarno.

 

Lasciarli parlare, ascoltarli, dar loro la possibilità di esprimere le proprie idee in merito a ciò che li riguarda, e tenerne ragionevolmente conto, li renderà degli adulti interessati e attaccati al proprio territorio. Si sentiranno parte della comunità, responsabili di quella che così facendo diventerà davvero la “loro” città.  Questo è un modo per iniziare ad imparare la civica.

Senza dimenticare che, attraverso i bambini e i ragazzi arriverà anche il coinvolgimento delle famiglie e di quegli adulti distaccati o meglio disinteressati dalla cosa pubblica.

Tutto ciò servirà alla città per trasformarsi in un ambiente accogliente e disponibile nei confronti dei bambini e dei giovanissimi. Un altro motivo non meno importante, è quello che considera la partecipazione dei bambini come una condizione necessaria ad una progettazione più̀ democratica.

Se Locarno desidera essere la città di tutti, ha bisogno del contributo concreto anche dei bambini e dei ragazzi.

Invitiamo il Municipio a realizzare nel nostro comune la partecipazione attiva dei bambini e giovani come contemplato dell’art. 12 della Convenzione sui diritti dei fanciulli, soprattutto ora che Locarno è candidata alla distinzione “Comune amico dei bambini” e diventerebbe così il primo comune Ticinese ad ottenere il label.

Per questo motivo proponiamo al Consiglio Comunale :

  1.       di accogliere la mozione;
  2.       il regolamento comunale viene modificato per l’introduzione di un articolo che riprenda quanto richiesto, ovvero l’applicazione dell’art. 12 della Convenzione sui diritti dell’infanzia.

 



il mio intervento a favore della naturalizzazione di due cittadini

Seduta del 19 giugno  2017

 

Alcuni di voi sapranno che sono stata membro della Commissione della Legislazione per 4 anni, ciò mi ha permesso di acquisire un po’ di esperienza al riguardo.

Persone che vivono qui, nel nostro cantone da ben 36 anni, non sono integrate? Giunti giovanissimi nel nostro paese, lui 21 enne e lei 20 enne, impiegati nella ristorazione e perciò quotidianamente a contatto con la gente del posto e anche con turisti da ogni dove, non sono riusciti a integrarsi?  Ma come è possibile? E’ stato detto che un’integrazione riuscita si desume dal rispetto della sicurezza e dell’ordine pubblico, dal rispetto dei valori della Costituzione federale, dalla facoltà di esprimersi in una lingua nazionale nella vita quotidiana, dalla partecipazione alla vita economica, e tutto ciò i coniugi in questione lo hanno realizzato con successo. 

Una delle chiavi principali per l’integrazione professionale e sociale da parte degli stranieri è l’apprendimento della lingua. L’ufficio della SEM scrive a proposito di “Integrazione”:

“È particolarmente importante che gli stranieri apprendano una lingua nazionale il più rapidamente possibile dopo il loro arrivo in Svizzera. Oltre a facilitare la convivenza e la comprensione reciproca nella vita quotidiana, il fatto di riuscire ad esprimersi correttamente costituisce un presupposto rilevante per poter accedere al mercato del lavoro.”  

Come già detto, i signori parlano molto bene l’italiano, anzi il marito parla pure il dialetto.

La lingua è importante non solo per accedere al mercato del lavoro. Quando si impara una lingua si apprende anche una cultura, la cultura del luogo in cui si parla quella data lingua. Come scriveva il filosofo Merleau-Ponty, ”Parlare una lingua è portare il peso di una cultura ». L’apprendimento della lingua non è semplice percezione, memorizzazione o riproduzione. Acquisire una lingua, ad esempio per il bambino, è uno degli aspetti per diventare membro della società a cui appartiene. Le rappresentazioni culturali, morali, religiose di una società sono trasmesse dalla lingua.

L’apprendimento di una Lingua Seconda (LS) richiede che chi impara, assimili i simboli di una comunità linguistica culturalmente diversa.

Volere e desiderare apprendere la lingua del posto significa che la persona sente la necessità di integrarsi socialmente. A volte per l’adulto straniero sussiste la paura di perdere la propria identità e ciò può essere un freno all’apprendimento della LS.

Ma in questo caso ciò non si è verificato. E non si confonda identità con integrazione.

L’identità è il nostro sentimento di appartenenza, è dovuta alla storia personale e all’educazione ricevuta; è la lingua, le tradizioni, i gusti personali, e via dicendo. L’identità si acquisisce crescendo, non è un qualcosa che si eredita alla nascita e si mantiene stabile per tutta la vita, l’identità si evolve, si trasforma e si arricchisce nel corso del tempo e delle esperienze.

Personalmente quando vado ad esempio in Italia mi sento Svizzera al 100% , mentre quando vado a Zurigo mi sento solo in parte svizzera, mi sento Ticinese, mi differenzio, questo è il mio sentimento identitario.

Probabilmente chi ha vissuto la maggior parte della propria vita in un paese diverso da quello di origine, vive in bilico tra due identità. L’immigrato, vive sospeso tra più “culture”, e può sentirsi spaesato, non è mai né di qua né di là. Per questo sorge il desiderio di sentirsi un giorno a casa. Sentirsi a casa dove si ha trascorso la maggior parte della propria vita.

Non stigmatizziamo però il fatto che le persone frequentino i loro connazionali, fa parte del sentimento di identità.

Il rapporto della maggioranza si sofferma sul fatto che i coniugi hanno lasciato di due figli alla nonna materna da crescere, in tempi e periodi diversi. Non conosco i dettagli, e non mi permetto di giudicare perché dei genitori abbiano deciso di lavorare sodo per assicurare un futuro migliore ai loro figli. Quando Tito è morto nel 1980 la situazione socio-economica del paese ha spinto numerose persone ad emigrare. Nel 1991 scoppia la guerra nella ex Jugoslavia e la situazione peggiora. All’epoca in Svizzera vigeva prevalentemente lo statuto di stagionale, che vietava il ricongiungimento familiare. Tale permesso è stato abolito solo nel 2002 con l’Accordo sulla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l’UE. I bambini nati da coppie con permesso stagionale dovevano lasciare il paese. Qui in Svizzera le persone, le mamme e i papà potevano restare solo se lavoravano mentre i figli erano illegali. C’è chi ha trovato alloggio per il loro bambino in un orfanotrofio e chi li ha nascosti in casa. Ci sono stati bambini che hanno vissuto chiusi in piccoli appartamenti durante 7 anni, senza scolarizzazione, a causa di questa legge che era contraria alla Carta dei diritti umani. La maggioranza dei genitori stranieri hanno lasciato il compito di crescere i loro figli ai nonni, nel paese di origine: italiani, portoghesi, spagnoli che rivedevano i loro bambini durante pochi mesi all’anno.

Queste persone, che dopo 36 anni di ininterrotto lavoro chiedono di potersi sentire a casa qua dove intendono continuare a vivere, dove hanno creato relazioni affettive e dove il figlio minore ha deciso di tornare e risiedere, meritano la cittadinanza svizzera senza esitazione alcuna. Vi chiedo pertanto di sostenere il rapporto di minoranza.

 



Orti collettivi in zona Morettina

 8 febbraio 2016

 

“Un tempo sinonimo di povertà, oggi gli orti urbani esprimono appieno la modernità e la ricerca di nuovi stili di vita: il bisogno di contatto con la natura, il cibo come prodotto locale e solidale, il verde come occasione di relazioni più umane. Senza dimenticare che l’ortoterapia, nata nel Seicento, è tuttora una cura utilizzata nei casi di ansia e stress oltre che di disabilità fisiche e psichiche.” Silvia Bertini, sociologa 

Fin dai tempi remoti gli orti sono stati fonte di sostentamento, luoghi di sperimentazione e contemplazione la cui storia si è intrecciata con le più svariate discipline: dalla filosofia alla botanica, dalla teologia all’astronomia.
L’uomo ha sempre avuto nel passato un rapporto familiare e intimo con la terra. La Svizzera fino a un secolo fa era una civiltà prevalentemente contadina e ognuno di noi ha o si ricorda di un parente che coltivava la terra. Oggi è ormai un privilegio. E ce ne siamo accorti noi cittadini che con nostalgia coltiviamo sui balconi fiori ed erbe aromatiche.
Il giardinaggio ci fa ritrovare le nostre radici, possiamo riallacciare il legame con la natura, ritrovare quel ritmo lento e scandito dalle stagioni per fuggire dalla fretta, dallo stressante via vai, dalla frenesia del traffico, dall’inquinamento.

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Locarno, 24 febbraio 2014

La richiesta alla città di  bacheche e/o pannelli per affissioni libere nei quartieri della città, riservati ad associazioni, gruppi o istituzioni senza scopo di lucro

“Se crediamo ancora nella democrazia, questi pannelli o bacheche saranno il mezzo migliore per testare il suo stato di salute nella nostra città”

A Locarno, come del resto in tutto il cantone, mancano spazi di affissione per pubblicizzare eventi organizzati da associazioni, gruppi o istituzioni che hanno degli scopi ideali. Diventa sempre più difficile e complicato trovare una superficie gratuita per divulgare e informare i cittadini sulle attività associative, e ci si ritrova a dover elemosinare spazi su porte, vetrine o colonne di negozi privati che spesso sono già colme.

Ci si deve affidare alla benevolenza dei commercianti e dei ristoratori che permettono la visibilità dell’operato delle associazioni e

di gruppi di pubblica utilità, poiché purtroppo non esiste, che si sappia, uno spazio di affissione libera sul territorio comunale.

In molte città svizzere esistono pannelli e/o bacheche per l’affissione libera ad associazioni chi si prefiggono degli scopi ideali e/o di pubblica utilità. Si tratta di un elemento importante per la libertà di espressione, che permette di non dover ricorrere all’affissione illegale e mette un po’ di ordine in quella selvaggia.

Le città di Losanna e Ginevra hanno regolamentato le loro bacheche libere e Losanna ha addirittura redatto una Carta dell’affissione : “Charte de l’affichage libre a but ideal” . La pubblicità commerciale è severamente proibita su queste bacheche e chi non

osserva il regolamento viene sanzionato .

Proposta

Affinché il Municipio rafforzi l’informazione ai suoi cittadini in tutti i quartieri, anche quelli discosti, affinché valorizzi gli eventi e le attività dei gruppi e delle associazioni senza scopo di lucro, attivi in vari ambiti, culturali, sportivi, associazioni di quartiere, ecc., così da

favorirne la messa in rete e il legame sociale, saranno poste almeno due bacheche/pannelli ad affissione libera e gratuita in ogni quartiere cittadino, in luoghi particolarmente frequentati.